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| 3 dicembre 2007: quanto vale privarsi di un sogno, ovvero perché ho lasciato andare la stupenda Nikon F6! |
Non ci si dovrebbe attaccare ad un oggetto, soprattutto se è stato usato poco.
Ma come è possibile, non lasciarsi scalfire da un oggetto vincitore nella qualità e nel design come la stupenda Nikon F6?
Sono stato catturato da questa fotocamera, prima dal punto di vista tecnico e qualitativo e per questo l'ho acquistata (a mio avviso Nikon con questa ultima analogica professionale ha davvero portato l'idea di fotocamera a pellicola ad un livello elevatissimo), poi dal punto di vista estetico, infatti è una fotocamera che una volta presa in mano non vorresti più lasciare: è stato amore a prima vista.
La storia nasce nel 2005, quando con un gruppo di amici, tutti appassionati di multivisione e quindi di proiezione con le classiche diapositive utilizzando più proiettori (fino anche a 18 in taluni casi) abbiamo deciso di adeguare in blocco la nostra attrezzatura fotografica con questo nuovo gioiello di casa Nikon.
Questa decisione ha portato all'acquisto in blocco di sei di queste Nikon F6.
L'era del digitale era già iniziata da tempo e anche noi la stavamo cavalcando con le nostre possibilità, ma l'attaccamento alle radici della fotografia ci ha fortunatamente regalato l'impeto di acquistare questa fotocamera: un vero gioiello.
La fotocamera ha mantenuto il suo impegno, regalandomi soddisfazioni fotografiche davvero di tutto rispetto e consentondomi in diverse situazioni di vedere come con la gradevole ma difficile Velvia 50 non sbagliasse un colpo.
Tuttavia, dopo il mio viaggio in Australia nel luglio 2006 dove è stata mia fedele e prioritaria compagna affiancata da una neo acquistata Nikon D200 (neanche lontanamente paragonabile) ho cominciato ad usarla sempre meno, viste alcune necessità per associazioni ed enti della zona di realizzare dei servizi fotografici sul territorio in solo formato digitale.
L'abitudine e la comodità (ed la necessità di spendere tempo in postproduzione) mi hanno allontanato dall'oggetto filmico che più ho "amato" assieme alla più datata Nikon F4.
Ho sempre sostenuto che non l'avrei venduta, e piuttosto l'avrei tenuta come soprammobile se anche mi fossi ridotto a non usarla più.
In quest'ultimo periodo però, un amico, con una corretta e motivata insistenza, più di me legato al mondo della pellicola mi ha convinto a cedergli la "bellissima", che cambierà ora mano fra pochi giorni.
E' un distacco maturato e quindi senza rimpianti, tuttavia, con la sensazione di aver fatto un passo che non avrà ritorno:
l'abbandono della pellicola; proprio ora che Fuji ha ripreso la produzione della cara Velvia 50.
Nel mio corredo non c'è più posto per la Nikon F6, con la motivazione personale che un oggetto di questo tipo non è fatto per stare in una bacheca come materiale da collezione, ma deve stare sul campo, dove ci sono situazioni e soggetti da riprendere: è un oggetto nato per fare fotografie e quindi è meglio che stia con chi la può e sa usare.
Tuttavia, visto l'attaccamento, mi permetterò di riportarla sempre nel mio modesto elenco dell'equipaggiamento personale fra gli oggetti che detengo a titolo di ricordi fotografici.
E, come omaggio, una carrellata di immagini della Nikon F6 matricola 0008343 |
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